Quante copie vende davvero un libro esordiente

"Quante copie vende un libro esordiente?"
È una delle domande più frequenti tra chi si affaccia per la prima volta al mondo dell'editoria. Ed è anche una delle più delicate.
Perché non riguarda solo i numeri. Riguarda le aspettative, le proiezioni, e spesso il modo in cui si immagina il mercato editoriale.
Nel corso degli anni ho lavorato con moltissimi autori in tutta Italia, confrontandomi con realtà molto diverse: esordi, percorsi in costruzione e anche carriere già mature. Ciò che emerge con chiarezza è che, al di là dei singoli casi, esistono dinamiche ricorrenti. Cambiano i generi, cambiano gli autori, cambiano le storie. I numeri medi, molto meno.
Ed è proprio da qui che è utile partire: non da ciò che si spera, ma da ciò che accade davvero.
I range realistici di vendita di un libro esordiente
Osservando il comportamento del mercato, un libro di un autore esordiente tende quasi sempre a collocarsi entro alcuni range di vendita.
-
0–30 copie
È la fascia più diffusa. Libri pubblicati, distribuiti, presenti nei cataloghi, ma senza un pubblico reale. Le vendite sono sporadiche, spesso limitate alla cerchia personale. -
30–100 copie
Qui il libro inizia a muoversi. Qualche presentazione, qualche contatto attivo, qualche iniziativa. Non c'è ancora una struttura, ma non è più immobile. -
100–300 copie
In questa soglia si comincia a parlare di un progetto editoriale che esiste. C'è quasi sempre un autore presente, eventi, tempo investito, una rete reale. -
Oltre le 300 copie
Non è un caso. C'è dietro continuità, esposizione, territorio, lavoro. Non un colpo di fortuna.
Questi numeri non servono a scoraggiare.
Servono a collocarsi.
Senza una collocazione realistica, ogni risultato rischia di essere vissuto come un fallimento, invece che come un punto di partenza.
Perché un libro esordiente vende poco
Non perché i libri siano brutti.
Non perché "in Italia non si legge".
Non perché manchi la distribuzione.
Ma per fattori strutturali:
-
Sovrapproduzione editoriale
Ogni anno escono migliaia di nuovi titoli. La visibilità non è scarsa: è frammentata. -
Assenza di pubblico iniziale
La maggior parte degli esordienti pubblica senza una base di lettori. -
Distribuzione non significa promozione
Essere disponibili non equivale a essere proposti. -
Autori impreparati al post-pubblicazione
L'uscita viene vissuta come un traguardo. Per il mercato è uno zero.
In questo contesto, vendere 50 copie non è "andare male".
È ciò che accade quando un libro nasce senza una struttura attorno.
La variabile decisiva non è il libro, è l'autore
Con il tempo, questo diventa evidente.
I libri non si muovono da soli.
Vengono portati.
La differenza tra un titolo che si ferma e uno che continua a circolare non è quasi mai il valore letterario. È la presenza dell'autore.
Continuità.
Capacità di esporsi.
Relazioni reali.
Disponibilità a costruire nel tempo.
Le copie vendute non sono la causa.
Sono la conseguenza.
Il ruolo delle copie personali
Per un autore esordiente, le prime vendite avvengono quasi sempre fuori dagli store online:
presentazioni, incontri, contatti diretti, librerie locali, fiere, passaparola fisico.
Le copie non sono solo "vendite".
Sono strumenti di lavoro.
Servono per farsi leggere.
Per essere proposti.
Per rendere concreto un progetto.
Pensare che tutto debba partire da una piattaforma è uno degli errori più comuni.
Quando un numero è davvero "buono"
Non esiste un numero buono in astratto.
È buono un numero che cresce.
È buono un numero che non si esaurisce nel primo mese.
È buono un numero che accompagna un movimento.
Dieci copie al mese per un anno valgono più di cento in due settimane.
Perché indicano una traiettoria.
Nel mercato editoriale non conta l'esplosione.
Conta la tenuta.
Pubblicare non è essere letti. Vendere non è costruire.
Un libro esordiente, nella maggior parte dei casi, non "vende".
Comincia.
Comincia a cercare i suoi lettori.
Comincia a misurare il terreno.
Comincia a costruire un percorso.
I numeri servono a questo: a capire dove si è.
Non a definire il valore di un'opera.
Perché i libri non si lanciano.
Si accompagnano, continuando a dargli valore.
Cristian Segnalini